Che cos’è, come si cura e perché va seguito con attenzione
Il tumore alla vescica può presentarsi in diverse forme. Una di queste è il carcinoma in situ (abbreviato CIS), che rappresenta una fase iniziale della malattia. Anche se all’apparenza può sembrare “meno grave” perché non ha ancora invaso i tessuti profondi, in realtà è una delle forme più aggressive.
Vediamo insieme cosa significa avere un carcinoma in situ alla vescica, come si scopre, come si cura e perché è importante fare controlli regolari.
Vediamo insieme cosa significa avere un carcinoma in situ alla vescica, come si scopre, come si cura e perché è importante fare controlli regolari.
Cos’è il carcinoma in situ?
Il carcinoma in situ è un tumore della vescica che si sviluppa sulla superficie interna dell’organo, cioè nella mucosa che riveste le pareti interne. In questa fase: le cellule sono già tumorali, ma non hanno ancora invaso il muscolo o i tessuti profondi della vescica. In altre parole, è un tumore localizzato, ma potenzialmente pericoloso perché tende a tornare e ad evolvere se non trattato bene.
È grave?
Sì, anche se non è ancora ''invasivo'', il carcinoma in situ è considerato una forma ad alto rischio perché:
• Ha alta probabilità di recidiva (cioè può tornare anche dopo la cura);
• Può diventare un tumore più avanzato se non viene curato per tempo;
• Può essere difficile da vedere nelle prime fasi.
Secondo gli esperti, senza trattamento, il CIS può trasformarsi in un tumore invasivo nel 50–70% dei casi.
• Ha alta probabilità di recidiva (cioè può tornare anche dopo la cura);
• Può diventare un tumore più avanzato se non viene curato per tempo;
• Può essere difficile da vedere nelle prime fasi.
Secondo gli esperti, senza trattamento, il CIS può trasformarsi in un tumore invasivo nel 50–70% dei casi.
Come si scopre?
Spesso il carcinoma in situ viene individuato casualmente, ad esempio durante un esame delle urine o a seguito della rilevazione di sangue nelle urine (ematuria), anche quando non è visibile a occhio nudo. I sintomi più comuni possono includere: ematuria microscopica, bisogno urgente o frequente di urinare, bruciore o fastidio durante la minzione.
Gli esami principali per scoprirlo sono:
1. Citologia urinaria: si esamina l’urina per cercare cellule tumorali (test citologico di screening precoce con il kit Urine24).
2. Cistoscopia: un esame con una piccola telecamera inserita nella vescica, per vedere l’interno. Le zone colpite da CIS possono sembrare aree arrossate o infiammate.
3. Biopsia: si prende un pezzettino di tessuto per analizzarlo al microscopio.
4. Tecniche avanzate: come la “luce blu” (PDD) o la “luce stretta” (NBI) che aiutano a vedere meglio le lesioni.
Gli esami principali per scoprirlo sono:
1. Citologia urinaria: si esamina l’urina per cercare cellule tumorali (test citologico di screening precoce con il kit Urine24).
2. Cistoscopia: un esame con una piccola telecamera inserita nella vescica, per vedere l’interno. Le zone colpite da CIS possono sembrare aree arrossate o infiammate.
3. Biopsia: si prende un pezzettino di tessuto per analizzarlo al microscopio.
4. Tecniche avanzate: come la “luce blu” (PDD) o la “luce stretta” (NBI) che aiutano a vedere meglio le lesioni.
Come si cura?
Il trattamento principale è l’immunoterapia intravescicale con il BCG (Bacillus Calmette-Guerin, un tipo di batterio attenuato usato anche nei vaccini contro la tubercolosi).
Ecco cosa prevede il percorso:
1. Rimozione del tumore (TURBT): se necessario, il medico rimuove eventuali lesioni visibili con un intervento in endoscopia.
2. Instillazioni con BCG: per circa 6 settimane, una volta a settimana, viene introdotto direttamente nella vescica un liquido contenente il BCG. Questo aiuta il sistema immunitario a combattere le cellule tumorali.
3. Controlli regolari: dopo la cura, servono esami frequenti per assicurarsi che il tumore non ritorni.
In alcuni casi, se il BCG non funziona, si possono usare altri farmaci direttamente nella vescica, oppure – se il tumore persiste o peggiora – si può valutare la rimozione della vescica (cistectomia radicale), specialmente nei pazienti giovani e in buone condizioni di salute.
Ecco cosa prevede il percorso:
1. Rimozione del tumore (TURBT): se necessario, il medico rimuove eventuali lesioni visibili con un intervento in endoscopia.
2. Instillazioni con BCG: per circa 6 settimane, una volta a settimana, viene introdotto direttamente nella vescica un liquido contenente il BCG. Questo aiuta il sistema immunitario a combattere le cellule tumorali.
3. Controlli regolari: dopo la cura, servono esami frequenti per assicurarsi che il tumore non ritorni.
In alcuni casi, se il BCG non funziona, si possono usare altri farmaci direttamente nella vescica, oppure – se il tumore persiste o peggiora – si può valutare la rimozione della vescica (cistectomia radicale), specialmente nei pazienti giovani e in buone condizioni di salute.
Il follow-up: perché è fondamentale
Il carcinoma in situ tende a tornare. Per questo, anche dopo una cura efficace, è fondamentale fare controlli regolari. Di solito il medico programma:
• Una cistoscopia ogni 3 mesi per i primi 2 anni;
• Poi ogni 6 mesi fino a 5 anni;
• Poi ogni anno.
Spesso si fa anche la citologia urinaria, ovvero l’analisi delle urine per cercare cellule tumorali. In alcuni casi, si controllano anche reni e vie urinarie con ecografie o TAC.
• Una cistoscopia ogni 3 mesi per i primi 2 anni;
• Poi ogni 6 mesi fino a 5 anni;
• Poi ogni anno.
Spesso si fa anche la citologia urinaria, ovvero l’analisi delle urine per cercare cellule tumorali. In alcuni casi, si controllano anche reni e vie urinarie con ecografie o TAC.
